Esperienze dall’Italia
Di
UNIPD Team (Juliana E. Raffaghelli, Francesca Crudele, Martina Zanchin)
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Quando il dibattito sull’Intelligenza Artificiale e sull’etica entra nei contesti educativi, tende spesso a cristallizzarsi in forme ormai familiari: lezioni, linee guida, quadri normativi di conformità o elenchi di principi da ricordare. Sebbene questi approcci siano importanti, raramente affrontano la sfida fondamentale con cui educatrici ed educatori si confrontano nella pratica quotidiana:
Che cosa dovrei fare concretamente quando un dilemma etico emerge nella mia pratica professionale?
Questa stessa domanda mette in luce un’altra questione rilevante: quanto sia difficile insegnare e apprendere le questioni morali, spesso considerate parte del nostro percorso esistenziale e appartenenti alla sfera più intima dei nostri valori.
Nel progetto ETH-TECH abbiamo affrontato questa sfida in diversi modi: costruendo collettivamente una comprensione dei problemi che emergono nelle pratiche educative attraverso le Awareness Raising Sessions, co-progettando Risorse Educative Aperte (Open Educational Resources, OER) e, infine, sviluppando gli Educathon.
Che cos’è un Educathon nel contesto del progetto ETH-TECH?
Ispirandosi agli hackathon, ma ripensandone profondamente le finalità, l’educathon pone al centro non la produzione tecnologica, bensì l’indagine educativa. Trasforma i partecipanti da destinatari della conoscenza a co-progettisti di futuri possibili.
Abbiamo quindi concepito gli Educathon come spazi collaborativi pensati per esplorare l’incertezza, immaginare alternative e costruire collettivamente risposte alle sfide etiche poste dall’Intelligenza Artificiale e dai dati in educazione.
Questa impostazione si inserisce in una consolidata tradizione epistemologica della ricerca educativa. L’educazione, infatti, non mira semplicemente a comprendere il mondo così com’è: comprende attraverso la trasformazione e trasforma attraverso la comprensione. L’indagine diventa inseparabile dall’azione e la conoscenza emerge attraverso la sperimentazione, il dialogo e la riflessione collettiva.
Numerose tradizioni pedagogiche hanno espresso questa idea, declinandola come riflessione sulla pratica (nella ricerca-azione partecipativa e critica, come nell’opera di Paulo Freire, oppure nella riflessività professionale di Donald Schön), come metodologie interventiste e orientate allo sviluppo (nell’ambito della Teoria dell’Attività) o ancora come design science, nella prospettiva del Learning Design.
A questa tradizione abbiamo voluto affiancare un ulteriore elemento: il contributo dell’attivismo digitale e dei movimenti sociali, che propongono modalità divergenti di rapportarsi alla tecnologia. L’idea originaria dell’hackathon, infatti, è quella di mettere in discussione gli assetti di potere esistenti e di individuare nuove traiettorie attraverso l’impegno collettivo sviluppato ai margini dei sistemi dominanti.
Per questo motivo gli Educathon scelgono deliberatamente di confrontarsi con problemi aperti e scarsamente definiti. Invece di ricercare un’unica soluzione corretta, i partecipanti esplorano situazioni caratterizzate da ambiguità, conflitti di valori, incertezza e pluralità di prospettive legittime. Una complessità che riflette fedelmente la realtà quotidiana delle pratiche educative, soprattutto in un contesto in cui le tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale mediano sempre più i processi di insegnamento, valutazione, decisione e governance delle istituzioni educative.
Da questo presupposto prende avvio il Work Package dedicato agli Educathon, coordinato dall’Università di Barcellona, che sta attualmente sviluppando e sperimentando la metodologia nei quattro Paesi del consorzio: Germania, Italia, Romania e Spagna.
L’approccio dell’Educathon
In entrambe le esperienze, i partecipanti hanno seguito una sequenza di attività comune, progettata dai partner di ETH-TECH sotto il coordinamento dell’Università di Barcellona.
1. Mappare le esperienze del presente. Lavorando individualmente o in piccoli gruppi, i partecipanti hanno riflettuto sulle buone pratiche nell’uso dell’IA, sulle pratiche problematiche e sui bisogni formativi, sia personali sia istituzionali. La fase iniziale è stata sviluppata attraverso attività analogiche, scrittura manuale e dinamiche partecipative, utilizzando post-it per costruire una mappa collettiva delle esperienze, organizzata intorno alle tre dimensioni etiche del framework ETH-TECH affrontate durante la sessione.

2. Esplorare gli strumenti ETH-TECH. Successivamente i partecipanti hanno interagito direttamente con le risorse sviluppate dal progetto. Attraverso QR code, ciascun gruppo ha esplorato il Framework ETH-TECH, gli strumenti di autoriflessione e le Open Educational Resources (OER). Questi strumenti non sono stati presentati come prodotti finiti, bensì come artefatti mediatori capaci di sostenere la riflessione, il dialogo e l’indagine collaborativa. In particolare, nel secondo educathon i partecipanti hanno riconosciuto nello strumento di autoriflessione e nell’OER basata sullo storyboard due risorse particolarmente efficaci per favorire il confronto tra prospettive differenti e promuovere il dialogo.
3. Progettare scenari futuri. L’attività conclusiva invitava ciascun gruppo a scegliere uno scenario etico e a immaginare come questo potesse evolvere in una direzione ancora più problematica nel futuro. A partire da tale scenario, i partecipanti sono stati guidati nella progettazione di un futuro educativo desiderabile, capace di rispondere alle criticità individuate.
Su questa base, ogni gruppo ha elaborato un intervento pedagogico, definendone obiettivi, attività, risorse e trasformazioni educative attese. L’esercizio privilegiava deliberatamente l’immaginazione rispetto alla previsione, incoraggiando i partecipanti a superare i vincoli imposti dalle pratiche istituzionali correnti e a esplorare possibilità ancora inesplorate.


Risultati
I due educathon sotto la lente di ingradimento

Scenari Futuri Emergenti
Sebbene ciascun gruppo abbia elaborato proposte differenti, sono emersi alcuni temi ricorrenti che delineano una visione condivisa delle principali sfide etiche poste dall’Intelligenza Artificiale in educazione.



L’agentività umana deve rimanere al centro. I partecipanti hanno ripetutamente immaginato futuri nei quali l’Intelligenza Artificiale sostituisce progressivamente il giudizio umano, in particolare nei processi di insegnamento e valutazione. Le loro riflessioni hanno sottolineato con forza la necessità di mantenere il docente human in the loop, preservando il ruolo dell’essere umano nelle decisioni educative.
È emersa inoltre l’importanza di valorizzare il processo di apprendimento più del prodotto finale, riconoscendo nell’errore una componente essenziale della costruzione della conoscenza. In questa prospettiva, sono state proposte attività in cui l’IA supporta il pensiero umano senza sostituirlo. Anche gli spazi dedicati ad attività analogiche e i momenti in cui la tecnologia viene intenzionalmente lasciata “fuori dall’aula” sono stati considerati occasioni preziose per restituire centralità alla dimensione umana dell’apprendimento.
Una valutazione autenticamente etica. Diversi scenari hanno immaginato sistemi educativi nei quali la valutazione e il feedback vengono completamente affidati all’Intelligenza Artificiale. Come alternativa, i partecipanti hanno proposto di riportare al centro la valutazione formativa, promuovendo un equilibrio tra giudizio umano e strumenti di IA e valorizzando la riflessione sugli errori come parte integrante del percorso educativo. È stata inoltre evidenziata la necessità di rendere trasparente quando il feedback è generato automaticamente, affinché studenti e docenti possano comprenderne limiti e potenzialità. La valutazione è stata così reinterpretata non come semplice misurazione delle prestazioni, ma come relazione pedagogica orientata all’apprendimento.
L’IA come supporto, non come sostituto dell’apprendimento. L’apprendimento delle lingue è emerso come uno degli esempi più significativi. I partecipanti hanno immaginato un futuro in cui la traduzione automatica elimina progressivamente la necessità di imparare nuove lingue, impoverendo la comprensione interculturale e ridimensionando il ruolo dell’insegnante. La visione alternativa proposta considera invece l’IA come uno strumento di supporto all’apprendimento, e non come un sostituto dell’impegno cognitivo degli studenti. Sono state suggerite attività in cui gli esercizi svolti con l’IA diventano occasione di supervisione tra pari, discussione critica dei risultati e riflessione condivisa, così da evitare forme di impoverimento culturale.
Privacy e rappresentazione. L’educathon internazionale ha infine aperto un’importante riflessione sull’utilizzo delle immagini generate dall’IA e sull’impiego dei dati dei minori. I partecipanti si sono interrogati sulla reale sufficienza del consenso all’utilizzo delle immagini degli studenti come forma di tutela dei diritti dell’infanzia, considerando la persistenza dei dati impiegati per l’addestramento dei sistemi di Intelligenza Artificiale. È stato inoltre discusso il problema dei bias che si riproducono nelle rappresentazioni visive e del loro diverso impatto nei differenti contesti culturali, indipendentemente dalla presenza di pratiche di attivismo o sensibilizzazione. In modo particolarmente significativo, la proposta emersa non è stata quella di rifiutare l’IA, bensì di trasformarla in oggetto di indagine critica. I partecipanti hanno suggerito di coinvolgere gli stessi studenti nell’analisi dei bias prodotti dai sistemi di IA, utilizzando i materiali generati come occasione per sviluppare consapevolezza critica e alfabetizzazione etica.
Le riflessioni dei partecipanti
In entrambe le esperienze, i partecipanti hanno evidenziato come la discussione collaborativa abbia contribuito ad approfondire la loro consapevolezza rispetto alle questioni etiche connesse all’uso dell’Intelligenza Artificiale. Hanno inoltre sottolineato il valore dell’interazione diretta con gli strumenti sviluppati nell’ambito del progetto ETH-TECH, riconoscendo come questi abbiano favorito una capacità di immaginazione e progettazione più ricca rispetto a quella che sarebbe stata possibile attraverso una discussione puramente teorica.
Alcuni partecipanti hanno osservato che uno degli aspetti più complessi durante la costruzione degli scenari è stato proprio la difficoltà di comprendere in profondità molte delle implicazioni etiche legate all’uso dell’IA. Immaginare futuri alternativi richiede infatti non solo creatività, ma anche una solida comprensione delle tensioni, dei dilemmi e delle responsabilità che caratterizzano le pratiche educative contemporanee.
È inoltre emersa con chiarezza la percezione che una maggiore disponibilità di tempo avrebbe consentito di approfondire ulteriormente sia la riflessione sia la progettazione. Questo elemento ha portato in evidenza quanto sia impegnativo l’esercizio del futuring, inteso come capacità di immaginare scenari futuri plausibili e, al tempo stesso, desiderabili.
Infine, numerosi partecipanti hanno sottolineato la necessità di promuovere percorsi sistematici di formazione dei docenti sull’etica dell’Intelligenza Artificiale, sostenendo che la riflessione etica debba diventare una componente strutturale dello sviluppo professionale continuo, piuttosto che un’iniziativa occasionale o isolata.
Per concludere
Una pedagogia della cura attraverso l’indagine collettiva
Alla base di entrambe le esperienze di educathon vi è una concezione dell’apprendimento che va oltre la sola dimensione cognitiva.

L’indagine collettiva fiorisce quando le persone si sentono libere di sperimentare, mettere in discussione le proprie convinzioni, riconoscere l’incertezza e immaginare insieme alternative possibili. Queste condizioni non dipendono esclusivamente dall’impegno intellettuale, ma anche da ciò che possiamo definire infrastrutture affettive: relazioni di fiducia, reciprocità, apertura e riconoscimento reciproco che rendono possibile un autentico pensiero collaborativo.
Le infrastrutture affettive sostengono inoltre le posizionalità individuali nei momenti di maggiore complessità: quando vi è una forte pressione ad adottare nuove tecnologie, quando l’innovazione procede più rapidamente della capacità delle istituzioni e delle normative di accompagnarla, oppure quando le persone si trovano ad affrontare trasformazioni tecnologiche senza adeguati riferimenti culturali e professionali.
In questo contesto, il sostegno quotidiano che si costruisce tra studenti e docenti diventa una risorsa fondamentale per affrontare tali cambiamenti. Come ha osservato uno dei partecipanti, esso consente di resistere; secondo altri, permette di reagire e di opporsi a forme di trasformazione tecnologica vissute come invasive o persino violente nei propri contesti educativi.
In questo senso, l’educathon incarna una vera e propria pedagogia della cura, tanto nella sua struttura quanto nelle modalità con cui promuove l’apprendimento. Esso invita i partecipanti a vivere l’etica non come un insieme di prescrizioni, ma come una pratica continua di responsabilità condivisa. La cura prende forma attraverso l’ascolto, il dialogo, il dissenso, l’immaginazione e la costruzione collettiva di futuri desiderabili. È una pratica che sospende l’urgenza del presente e la pressione di individuare soluzioni immediate, creando invece uno spazio nel quale interrogare criticamente il possibile.
Questa prospettiva appare particolarmente significativa nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale. Le tecnologie vengono infatti spesso percepite come inevitabili, opache o persino incontrollabili. L’educathon interrompe deliberatamente questa narrazione, restituendo agli educatori la possibilità di agire, interrogare criticamente la tecnologia e immaginare percorsi alternativi.
Uno sguardo al futuro
Le esperienze realizzate hanno mostrato come gli educatori possano assumere il ruolo di professionisti riflessivi e immaginativi, capaci di interrogare le pratiche presenti, progettare futuri alternativi e costruire collettivamente risposte pedagogiche alle sfide poste dall’Intelligenza Artificiale.
In questo percorso, gli strumenti sviluppati dal progetto ETH-TECH non hanno rappresentato semplicemente risorse da valutare, ma si sono configurati come autentici catalizzatori dell’indagine collaborativa.
Occorre tuttavia riconoscere che questo tipo di lavoro richiede preparazione, tempo ed esperienza. Immaginare e progettare futuri possibili non dipende soltanto dalla creatività, ma anche dalla capacità di riconoscere i segnali emergenti nel presente, comprenderne le possibili evoluzioni e individuare quei fattori, quei vincoli e quei punti di leva che contribuiscono a orientare le trasformazioni future.
Con il proseguire del progetto, le idee sviluppate durante questi educathon continueranno ad alimentare la progettazione delle Open Educational Resources, le pratiche di formazione degli insegnanti e le future iniziative collaborative del consorzio. Al tempo stesso, l’esperienza maturata contribuirà ad affinare ulteriormente l’educathon come metodologia di ricerca e di innovazione educativa.
Il meglio, tuttavia, deve ancora arrivare.
Nei prossimi mesi le riflessioni emerse nei diversi Paesi partner saranno messe in dialogo per costruire una prospettiva autenticamente transnazionale sulle sfide etiche poste dall’Intelligenza Artificiale in educazione.
Continuate a seguirci.
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